Io… nel paese delle meraviglie

Ogni volta che mi dicono che le mie immagini sono surreali mi viene da pensare dove ho sbagliato.
Nel surrealismo quello che dovrebbero emergere è l’inconscio.
Ecco, Freud definisce inconscio il luogo della non consapevolezza, dove vanno a finire pensieri, desideri irrealizzati o i famosi traumi infantili; tutto ciò che non viene regolarmente metabolizzato si ferma in un substrato della testa e resta là per non andare a danneggiare la stabilità emotiva e psicologica della persona.
Secondo me un posto magnifico, dal quale attingere ove possibile.
Comunque sia, per Freud è nel sogno che questo inconscio ha campo libero e, viceversa è il sogno la via di accesso all’inconscio.
Un po’ come il sogno di Alice, che la porta nel paese delle meraviglie. Un luogo dell’assurdo e del non senso.

Quindi non ritengo giusto il termine “surreali” se per surreale si intende qualcosa di subcosciente e al di fuori di ogni controllo esercitato dalla ragione, perché nelle mie immagini il legame con la realtà e con ciò che vivo abitualmente è molto forte; è proprio la mia ragione che mi spinge a mettere in discussione la realtà stessa.
Io non vivo in un mondo immaginario, ma credo che la realtà abbia diversi punti di osservazione; è per questo che in molte mie immagini i soggetti che utilizzo vengono decontestualizzati dal loro ambiente o dal loro uso quotidiano (che tutti sono soliti conoscere)e ricollocati in altri contesti. Diciamo che la mia è una visione soggettiva del reale oggettivo e il reale poi, per me, si trasforma in qualcosa di atemporale e anormale, ma comunque possibile.

Se il mondo delle meraviglie di Alice è solo un sogno, il mio esiste perché non aspetto di sognare per raggiungere quella mia parte più intima e istintiva con la quale sto imparando a convivere grazie alle mie immagini e ai miei Trentinelli.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *